“Focara di sangue” , il romanzo di Carmelo Greco tra mito e giorni nostri

E’ un romanzo che si legge tutto d’un fiato “Focara di sangue” di edizioni fogliodivia: il sapiente montaggio narrativo fatto di riprese, di passaggi avanti ed indietro nel tempo, di velate anticipazioni, crea un sempre maggiore coinvolgimento, la suspence è portata ad estreme conseguenze dall’imprevedibilità di quel che è successo. E’ amara  la storia raccontata da Carmelo Greco, eppure ha un qualcosa di dolce che ci lascia speranza per il futuro di Mirko, il protagonista soprannominato Senzapalle, sbeffeggiato e bullizzato dai suoi presunti compagni. E’ concreta la storia raccontata da Carmelo Greco, ambientata in un Sud Italia ferito da criminalità, soprusi e Xylella, ma rimanda a racconti ancestrali del mito, a partire dalla focara (il falò) in onore di Sant’Antonio, dalle tradizioni popolari, da un sottofondo di violenza e tragedia che accompagna il romanzo.

E’ empatica la storia raccontata da Carmelo Greco, capace di tratteggiare personaggi credibili cogliendoli nella loro fragilità: da don Giacomo, che non si piega ai mafiosi ma ha commesso degli errori che non riuscirà a perdonarsi, passando per il temibile Barone (per cui gli affari loschi vanno fatti senza dare nell’occhio e senza clamore) e i suoi scagnozzi, ragazzini o quasi, spavaldi e pronti a mettere in riga chiunque, e finendo con Mirko, lo sconfitto, un personaggio che sembra uscito dalla penna di Verga. La sua crescita è dura, con un padre ludopatico e assente, con la madre che se ne va via, con il Barone che lo inserisce nella sua squadra di delinquenti senza che lui possa scegliere, con gli altri “vagnoni” che lo denigrano e prendono in giro, sempre. La debolezza e il dolore di Mirko non può lasciare indifferenti, così come il suo riscatto, il suo uscire da un mondo contaminato, non senza conseguenze, non senza amarezza.
Andrea La Porta